Marcatura CE sugli imballaggi: non esiste. Ecco cosa serve davvero
Molti produttori cercano «marchio CE imballaggi». Il PPWR non prevede la marcatura CE: prevede dichiarazione di conformità, documentazione tecnica e, dal 2028, etichettatura armonizzata.
Perché la domanda è sbagliata
La marcatura CE è il regime dei prodotti (giocattoli, macchine, dispositivi). Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi ha scelto un'altra strada: nessun marchio da apporre, ma una dichiarazione UE di conformità (Allegato VIII) firmata dal fabbricante e una documentazione tecnica (Allegato VII) conservata in azienda. Chi vi propone «la certificazione CE dell'imballaggio» vi sta vendendo qualcosa che non esiste.
Cosa esiste, in ordine di scadenza
Dal 12 agosto 2026: dichiarazione e documentazione per ogni tipo di imballaggio, limiti sui metalli pesanti, limiti PFAS per il contatto alimentare, riduzione al minimo. Dal 2028 (data soggetta agli atti di esecuzione): etichettatura armonizzata sulla composizione dei materiali, con pittogrammi comuni a tutta l'UE. Dal 2030: riciclabilità per gradi e contenuto minimo di riciclato nella plastica.
Il documento che un cliente o un'autorità può chiedervi oggi è la dichiarazione. Non un bollino.
E l'etichettatura ambientale italiana?
È un'altra cosa ancora: il D.Lgs. 116/2020 impone dal 2023 l'indicazione del materiale e delle istruzioni di smaltimento. Resta in vigore finché le regole armonizzate PPWR non la sostituiranno. Oggi valgono entrambi: l'etichetta italiana sull'imballaggio, la dichiarazione PPWR nel fascicolo.
Servizio di raccolta dati e predisposizione documentale. Non costituisce consulenza legale. La dichiarazione è firmata dal legale rappresentante del fabbricante, che ne resta responsabile.